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LOVE DIFFERENCE VISTO DA...
Visioni, riflessioni e prospettive future sul movimento per la politica intermediterranea

METALOGO | DI COME SI CAMBIA IL MONDO
"Figlia: Papà, ma si può cambiare il mondo?
Padre: Agiamo in un ambiente in costante evoluzione.
F: Si, va bene... Ma si può con le nostre azioni influenzare le cose che stanno succedendo attorno a noi?
P: Possiamo dire di sì... ti ricordi di quando abbiamo parlato di come il battito d’ali di una farfalla è in grado di provocare un uragano, dall’altra parte del mondo?
F: Ma non capisco, io ti chiedo un’altra cosa. Non stiamo parlando di come ogni più piccola azione può avere una grande influenza, ma di come si può migliorare il mondo in cui viviamo.
P: Aspetta, prima dimmi una cosa. Tu ora usi migliorare al posto di cambiare, ma chi è che decide che cosa è meglio?
F: Be' ... noi... io e te, la società. Quelli che vogliono cambiare, penso. Ma non mi confondere...
P: Ma quello che, oggi, io e te pensiamo sia il meglio per noi, è definitivo?
F: Certo che no, domani avremo altri problemi e nuove soluzioni. E per questo che voglio capire cosa si può fare oggi. Ma come facciamo?
P: Dobbiamo metterci d'accordo.
F: Ma chi?
P: Quelli che vogliono cambiare. Tu dicevi prima che noi siamo gli agenti del cambiamento. Quindi occorre che noi concordiamo non solo sull’intenzione di cambiare, ma anche sul come farlo. Solo dopo possiamo agire, ciascuno secondo le proprie abilità e capacità.
F: É troppo astratto, non capisco. Tu, papà, fai qualcosa per cambiare il mondo?
P: Ascolta. Ogni giorno nel mio lavorare cerco di promuovere il dialogo tra le persone coinvolgendole in pratiche creative.
F: Cosa vuol dire?
P: I miei colleghi ed io creiamo dei momenti in cui le persone collaborano con altre creativamente, conoscendosi reciprocamente e conoscendo meglio anche se stesse.
F: Cosa c’entra con quello di cui stiamo parlando? Non capisco: tu parli di conoscere meglio se stessi e di singole persone. Come può questo cambiare il mondo?
P: Ognuno di noi cresce in relazione ad un contesto. Io sarei diverso se non avessi conosciuto mamma. E tu cresceresti in maniera diversa senza i tuoi amici. Comprendere meglio se stessi vuol dire anche conoscere meglio gli altri e le relazioni con loro. E se vuoi migliorare il mondo è da li che devi partire.
F: Forse hai ragione. Così, se i miei amici conoscessero di più loro stessi migliorerebbero anche le cose tra di noi?
P: Può essere.
F: E la creatività? Tu prima hai detto che lavori con la creatività...
P: Si, ricerchiamo e studiamo processi creativi per il bene comune.
F: Che cosa vuoi dire?
P: La creatività è la capacità di inventare ed è una risorsa fondamentale per progettare. Ognuno utilizzando la propria creatività può progettare insieme agli altri nuove cose. E questa non è la risposta a quello che mi chiedevi all’inizio?
F: Uhm.
P: Attraverso il nostro lavoro abbiamo scoperto nel mondo tante persone che usano l’arte e la creatività principalmente per creare occasioni di incontro e dialogo per cominciare a fare insieme e trovare nuove soluzioni a necessità comuni.
F: E tu che fai?
P: Noi facciamo incontrare queste persone in modo tale che si conoscano e si confrontino a partire dalle loro esperienze. Inoltre raccontiamo a chi non li conosce cosa fanno. Mostriamo come si può utilizzare la creatività per creare spazi innovativi di relazione attraverso seminari, workshop e cose nuove come laboratori gastronomici sul dialogo tra culture.
F: Cosa c’entra adesso la gastronomia?
P: La gastronomia è come la musica, non credi? È fatta di contaminazioni. Ogni piatto è frutto delle relazioni tra culture.
F: .... e poi a tutti piace mangiare. Il cibo, se è buono, mette tutti d'accordo. Intorno al cibo inizia un dialogo.
P: Esatto.
F: Ma da come ne parli sembra che ci sia una specie di modalità, una prassi per lavorare con le persone attraverso la creatività . Ma come può funzionare? Sono individui, ciascuno diverso dall’altro, con abitudini diverse.
Non si può pensare che esista un metodo per relazionarsi con ciascuno di loro. Tanto meno un modo unico per coinvolgere le persone in azioni condivise.
P: È una buona osservazione.
Ma quello che tu dici non è un limite, è una risorsa.
Comprendere che abbiamo a che fare con tante individualità legate da un storia relazionale complessa è il primo passo che ci porta a mettere in gioco una grande capacità di ascolto per valorizzare le competenze e le risorse di una comunità.
F: Ma allora, più che di un metodo, parli di un modo di intendere è progettare con gli altri, all’interno di situazioni sempre specifiche, generate ogni volta da bisogni differenti.
P: ...e da desideri diversi.
F: Desideri?
P: Sì, sogni, desideri.
F: E' per questo che le cose che sono scritte nelle pagine successive sembrano più che l'agenda di una parlamento degli appunti?
P: Credo di si. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. Creare un cambiamento vuol dire esplorare nuovi mondi, dialogare con l’altro, dare spazio all’espressione individuale nel collettivo.
Stimolare il riconoscimento del valore che si possiede come individui parte di un universo plurale.
F: Ma, papà, perché non hai detto questo fin dall'inizio? Questo l'avrei capito benissimo.
P: Già, credo proprio di sì. Comunque è ora di andare a nanna.
F: Papà perché i grandi fanno la guerra a Gaza, invece di fare solo la lotta come fanno i bambini?
P: No... a nanna. Basta. Parleremo un'altra volta della guerra a Gaza.”
di Filippo Fabbrica, Love Difference project manager, tratto dalla pubblicazione sul Parlamento Culturale Mediterraneo a cura di Apollonia European Art Exchanges, 2009

“Michelangelo Pistoletto, con la sua straordinaria energia e attenzione per il presente, continua a proporre idee e a collaborare con le generazioni più giovani. In questo modo è nata, recentemente, l’esperienza di Love Difference, che mi vede coinvolta in prima persona insieme a lui e a tanti altri.
Quando Michelangelo Pistoletto mi chiese di partecipare alla formazione di Love Difference, un movimento creativo e di pensiero per innescare nell’arte un impegno politico, ho subito pensato che stava centrando qualcosa di cui il sistema dell’arte aveva bisogno.
L’arte come produttrice di oggetti d’arte non è più sufficiente oggi, mentre invece, l’esigenza di uscire fuori da giudizi precostituiti sull’arte e cercare nuovi modi per un fare creativo, è diventato imprescindibile. La creatività può occupare spazi che fino ad ora le erano estranei o, non le erano stati mai relazionati. Può essere utilizzata diversamente, e penso ai sistemi di produzione economica, al fare più prossimo della realtà materiale. Love Difference – Movimento Artistico per una Politica InterMediterranea, si sta interrogando su questo terreno per cercare di trasformare continuamente il pensiero creativo adeguandolo al proprio tempo.”
di Chiara Bertola, curatrice della Fondazione Querini Stampalia, Venezia, in "Michelangelo Pistoletto. La realtà come dimensione aperta, attiva e mai immobilizzante", Edizione Il Ponte, Firenze, 2003

“L’arte è un massaggio al muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva. La sensibilità collettiva, assopita sotto i colpi della televisione e della telematica, viene massaggiata da un sistema d’allarme che è dell’arte, viene potenziata per diventare muscolo collettivo che non si faccia guerra, ma che si nutra della coesistenza delle differenze”.
di Achille Bonito Oliva, critico d’arte, dall’intervento alla tavola rotonda "Arte Cultura Conoscenza e Democrazia", evento nell’ambito della 51. Biennale di Venezia, Isola di San Servolo, Venezia, 8 - 9 giugno 2005

“Love Difference è un progetto d’arte che crea un varco per entrare nel reale, lavorare su stati e nazioni diverse, osservare le differenze, considerare la molteplicità e la diversità come una ricchezza irrinunciabile. In Love Difference Pistoletto mette insieme riferimenti al lavoro di una vita. Lo specchio diventa tavolo, un tavolo che prende la forma del Mar Mediterraneo, che riflette le persone, provenienti da diverse esperienze che vi si siedono per parlare e confrontarsi. L’opera si apre in maniera esponenziale e coinvolge gli individui che non sono più pubblico, ma parte attiva nella definizione del progetto. Così
questo processo, che è iniziato con i quadri specchianti degli anni Sessanta, si confronta oggi con un orizzonte molto più ampio e l’arte - Love Difference - si ramifica in progetti che si misurano con un mondo globalizzato, e con un ordine di problematiche, stimoli, contraddizioni, sfide e differenze, assolutamente inediti. Siamo a un nuovo passaggio. L’arte è la soglia per attraversarlo”.
di Cloe Piccoli, critico d’arte e curatrice indipendente, in "Progetto Arte-Journal 9", Fondazione Pistoletto Onlus editore, Torino, 2005

“Partendo dall’idea del mare che porta come nome Mare Mediterraneo estendiamo il concetto di Amare le Differenze a livello planetario, allargando la nostra visione ad altri “mari mediterranei” del mondo. Ognuno di questi raccoglie intorno a sé realtà storiche e contemporanee di culture differenti relative a diversi paesi. Il nome Mediterraneo ha un significato comune a tutti i mari che sono circondati da terre, diversamente dagli oceani e da distese che non hanno perimetri definiti”.
di Michelangelo Pistoletto, in "Progetto Arte-Journal 9", Fondazione Pistoletto Onlus editore, Torino, 2005

“E’ nostra convinzione che il fenomeno delle differenze culturali mediterranee debba essere affrontato innanzitutto sul piano culturale. Il centro del problema è estetico-etico, cioè delle forme che esprimono, determinano e attuano i processi morali.
Si tratta certamente di una responsabilità che mette in prima fila gli intellettuali che anziché limitarsi a seguire, registrare, disquisire e commentare devono a loro volta e per primi, impegnarsi in proprio nel cambiamento di tendenze, cominciando a indagare e proporre, a organizzare e istituire nuove forme mentali. La situazione attuale ci presenta pressantemente un quesito: uniformità o differenza? Predominio del sistema economico globale oppure molteplicità di forme, di idee, di culture, di metodi e di individualità sociali?”
di Michelangelo Pistoletto, in "Osservatorio Intermediterraneo", pubblicazione distribuita nel 2001 in occasione di Arte al Centro di una trasformazione sociale responsabile, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Biella

“Sul Mediterraneo c’è una riflessione cinquantennale di gente che ha approfondito e sviscerato questioni e problemi. Se gli artisti se ne vogliono occupare o studiano veramente molto e solo dopo cominciano a fare qualcosa o fanno la figura di dilettanti allo sbaraglio alla ricerca di facili frissons e applausi. Il buonismo è uno dei pericolo più forti dell’arte, oggi, mi pare e non a caso sono stati Baj e Virilio ad accorgersene per primi. Io credo che Love Difference può essere un contenitore interessante se parte dall’evitare di porre l’impegno come forma artistica e invece comincia direttamente a fare opere che hanno un qualche senso di lettura e di provocazione della realtà. Non ne posso più di vedere architetti e artisti occuparsi del muro israeliano o di immigrazione senza alcuna ricaduta seria sulla soluzione dei problemi. E mi pare uno scandalo quando qualcuno per fare arte lavora con i bambini handicappati. La cosa grave è avere salvato la categoria di arte come qualcosa di comunque positivo. Gli artisti rischiano di sostituire i boyscout o le dame di carità con la stessa ipocrisia e lo stesso effetto zero sulla realtà.“

“Il mediterraneo non è un territorio su cui applicare ricette, è anzitutto un posto molto complicato e pieno di violenza. Per affrontare queste cose gli artisti potrebbero utilizzare la propria sensibilità, ma per capire o per cercare di capire. Un esempio me lo da Pierre Huygues che ha fatto un gran lavoro sull’abusivismo
nel Sud d’Italia come chiave per capire che tipo di sogni e di valori ha la gente quando si fa una casa. Ripeto, la mia è una visione tutta dal di fuori, faccio l’antropologo, faccio lavoro sul campo e ricerca e conosco abbastanza bene il Mediterraneo da sapere che l’arte è usata molto spesso per coprire mancanze essenziali: sono cresciuto a Gibellina e so bene che scandalo è l’arte lì. Detto questo mi ritiro in un buon ordine e lascio ai veri addetti ai lavori di perdonarmi per la mia reazione molto primitiva.”
di Franco La Cecla, antropologo, in alcune considerazioni sulla II° Assemblea Love Difference

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